sanscrito

Il sanscrito è una lingua vibrazionale. Cosa significa? significa che non è il suono a dare importanza alla parola ma la vibrazione che trasmette. L’alfabeto è formato non da lettere ma da sillabe che accedono al corpo attraverso diverse vibrazioni, toccando punti specifici. Queste sillabe si chiamano Mantrika che significa “Piccola Madre” perché in ognuna è insita la capacità di manifestare e creare l’energia e la vibrazione di ciò che si sta menzionando. Il potere del Sanscrito è qui nascosto.

Molto spesso gli insegnanti di yoga chiedono di ripetere un mantra durante una classe per insegnare agli studenti che non ´importante conoscere il significato di un mantra per riceverne il maggior beneficio, questo perchè il significato del sanscrito è nascosto nel suo suono.

La parola vibrazionale significa che si può sentire attraverso il corpo. Siamo fatti per la maggior parte di acqua e così come una goccia nell’acqua crea movimento, nello stesso modo una vibrazione energetica risulta in un movimento all’interno del corpo. Si può usare il sanscrito per promuovere la guarigione del corpo fisico, emotivo, spirituale e mentale.

Nel mondo, ogni cosa esistente è fatta da una vibrazione ed una frequenza elettromagnetica. Le parole delle lingue moderne sono usate per descrivere, indicare e connotare, ma in sanscrito la parola denota la vibrazione e la frequenza dell’oggetto menzionato. Cioé che la parola che indica un oggetto in realtà si riferisce alla sua vibrazione nel mondo piuttosto che all’oggetto stesso, arrivando così alla sua vera essenza.


Il sanscrito è la lingua dello Yoga

Il sanscrito è la lingua dello Yoga, la lingua delle asana che spesso non sappiamo pronunciare, ma che semplicemente se le ascoltiamo nel nome e nel corpo, trasformano completamente la pratica. Il sanscrito è una lingua nata dalla voglia di comunicare dal dentro per arrivare diretto al punto di chi ascolta. È la lingua dei libri classici dello Yoga e dell’India antica.

La parola stessa significa “formato nella sua interezza, completo, perfetto”. Ogni parola in sanscrito ha molte sfaccettature e significati, è una lingua meravigliosa ed evocativa. Dove ogni parola contiene un significato dentro l’altro da scoprire facendo, studiando, agendo, vivendo. La sola parola YOGA ha tante sfaccettature e connotazioni spiegate attraverso metafore in pagine e pagine di libri. Questo perché le parole in sanscrito hanno un significato più profondo che una semplice parola.


il sanscrito

I Mantra

I mantra, le frasi in sanscrito recitate nella pratica dello Yoga sono uno strumento importante di guarigione, una preghiera vibratoria per smuovere le energie bloccate. L’effetto guaritore del sanscrito crea armonia nel corpo e nella coscienza. Il significato non è importante conoscerlo in quanto esiste una connessione speciale tra il suono ed il significato che non sono due entità distinte, ma esattamente la stessa cosa.

Cioè la sillaba o parola contiene il significato nella sua frequenza vibrazionale. Un esempio: un neonato che non sa parlare o che non riconosce il significato delle parole. Alla vibrazione della voce della mamma si calma e la riconosce come protettiva.

Questo perchè ogni voce ha una vibrazione differente ed il neonato non ha bisogno di capire il siginificato delle parole, gli basta la vibrazione della voce della mamma per già sentirsi più sereno. Nello stesso modo il sanscrito ha un effetto guaritore, calmante e rivitalizzante.


mantra

Domande Frequenti sul Sanscrito e il Suo Ruolo nel Yoga

1. Dove si parla il sanscrito?

Il sanscrito è parlato principalmente come lingua liturgica e cerimoniale in contesti religiosi e accademici in India. Non è una lingua parlata quotidianamente dalla popolazione generale, ma è tenuta in grande considerazione come lingua culturale e spirituale.

2. Quante lettere ha il sanscrito?

L’alfabeto sanscrito, noto come Devanagari, comprende 49 fonemi: 34 consonanti e 15 vocali. Questo sistema fonetico è progettato per rappresentare perfettamente i suoni della lingua, rendendo il sanscrito particolarmente adatto alla trasmissione orale precisa di testi e mantra.

3. Quanto è antico il sanscrito?

Il sanscrito è una delle lingue più antiche conosciute, con origini che risalgono a oltre 3.500 anni fa. Gli studiosi lo collegano ai primi testi sacri dell’India, i Veda, che sono stati composti intorno al 1500 a.C., rendendolo fondamentale per comprendere la storia e la cultura dell’antica civiltà indiana.

4. Perché il sanscrito è considerato una “lingua perfetta” nella pratica dello yoga?

Il sanscrito è descritto come una lingua perfetta perché ogni sua sillaba e parola risuona con frequenze specifiche che si credono influenzino positivamente il corpo e la mente. Questa precisione nelle vibrazioni rende il sanscrito uno strumento potente per la guarigione e la meditazione.

5. Qual è la relazione tra il sanscrito e le lingue indoeuropee?

Il sanscrito è una delle lingue indoeuropee più antiche, con una struttura grammaticale e un vocabolario che hanno influenzato molte lingue moderne. Gli studiosi studiano il sanscrito per comprendere meglio l’evoluzione delle lingue e delle civiltà nell’antica India e oltre.

6. In che modo il sanscrito può influenzare la guarigione fisica e spirituale durante la pratica dello yoga?

Nello yoga, il sanscrito è usato principalmente attraverso i mantra, che sono considerati strumenti di guarigione vibratori. Questi mantra, quando recitati, possono aiutare a liberare l’energia stagnante (prana), promuovendo il benessere fisico, emotivo e spirituale.

7. Perché è importante conoscere il sanscrito per gli studenti di yoga avanzati?

La conoscenza del sanscrito permette agli studenti avanzati di yoga di accedere direttamente ai testi sacri dello yoga, come gli Yoga Sutra di Patanjali e la Bhagavad Gita, offrendo una comprensione più profonda e diretta delle pratiche, della filosofia e delle tecniche descritte.

8. Come può un principiante nello yoga beneficiare dell’apprendimento del sanscrito?

Per i principianti, apprendere il sanscrito può arricchire la pratica dello yoga aiutandoli a connettersi più intimamente con ogni asana (posizione) e pranayama (respirazione). Comprendere il significato delle parole può approfondire l’apprezzamento della storia e della cultura dello yoga, rendendo la pratica più significativa.

9. Esistono risorse per imparare il sanscrito specificamente per la pratica dello yoga?

Sì, ci sono numerosi corsi online, libri e workshop che si concentrano sull’insegnamento del sanscrito nel contesto dello yoga. Queste risorse sono progettate per aiutare i praticanti a pronunciare correttamente i termini, comprendere i mantra e utilizzare il sanscrito in modo informato durante la pratica.


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10. Quali sono gli effetti a lungo termine della pratica del sanscrito nello yoga?

A lungo termine, la pratica regolare del sanscrito attraverso canti, lettura e meditazione può migliorare la concentrazione, aumentare la consapevolezza spirituale e stabilire una pace interiore più profonda. Molti praticanti riferiscono di un aumento della chiarezza mentale e di un miglioramento generale nella loro qualità di vita.

11. Cosa significa yoga in sanscrito?

In sanscrito, la parola “yoga” deriva dalla radice “yuj” che significa “unire” o “congiungere”. Questo si riferisce all’unione di corpo, mente e spirito, che è al centro della pratica dello yoga. Il termine enfatizza l’obiettivo dello yoga di unire l’individuo con il divino o la consapevolezza universale. Scopri di più sul significato del termine yoga qui.

12. Quali sono le parole in sanscrito più usate nello yoga?

Alcune delle parole in sanscrito più comuni usate nello yoga includono “Asana”, che significa posizione o postura; “Pranayama“, che si riferisce al controllo della respirazione; “Dhyana”, che indica meditazione; e “Mantra”, una parola o suono ripetuto per aiutare nella concentrazione durante la meditazione. Altre parole comuni includono “Chakra“, che significa ruota o disco e si riferisce ai centri energetici nel corpo; “Nadi”, i canali attraverso i quali scorre l’energia vitale o prana; e “Namastè“, un saluto tradizionale che significa “mi inchino al divino in te”, usato comunemente alla fine delle sessioni di yoga per esprimere rispetto e connessione.

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