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Prezzo: a partire da 290.00€
Data inizio: 02/10/2020
Data fine: 04/10/2020
Orari: All Day
Indirizzo: SP7, KM 4,200
Città: Barisciano
Provincia: L'Aquila
Nazione: Italia
Regione: Abruzzo
Stili: Vinyasa Flow yoga

Contatti

Riferimento: Luisa Casilio
Telefono: mostra numero
Insegnanti: Ariele Pittalà

Unisciti al nostro Ritiro Yoga di 3 giorni nelle Montagne d’Abruzzo

Il Ritiro Yoga include:
• Lezioni giornaliere guidate dal maestro Ariele Pittalà di Vinyasa Flow, Ashtanga Yoga, Zazen in natura
• Incontri, seminari e letture
• Pernottamento di 2 notti in una delle camere del Convento di San Colombo
• Pensione completa con pasti nutrienti e salutari adatti ad ogni gusto ed esigenza
• Una selezione di infusi, succhi freschi e tè disponibile durante il giorno
• Massaggi Pindasweda, Bambu o Candle su prenotazione

“È un percorso intorno e dentro la polpa del nostro essere per scoprire il nocciolo, l’intimo stare al mondo in un territorio selvaggio, incontaminato ma vicino. Una profonda esperienza di condivisione per ricaricarsi di stimoli ed energie feconde.” Ariele Pittalà Yoga Expert

INFO & BOOKING
info@conventodisancolombo.it
+39 0862 1823381 – WhatsApp +39 371 4671835

Quote di Partecipazione Early Bird entro il 31 Agosto 2020: camera doppia Euro 290,00; camera doppia uso singola Euro 320,00. Per prenotazioni dal 1 Settembre: camera doppia Euro 320,00; camera doppia uso singola Euro 350,00.
La quota di partecipazione include il pernottamento (2 notti), l’intero programma di lezioni di Yoga (3 lezioni di Vinyasa Flow, 2 lezioni di pratica del saluto al sole in stile Ashtanga Yoga, 2 lezioni di Zazen in natura), i pasti giornalieri (colazione, pranzo e cena, vini esclusi), l’assicurazione. Partecipazione per la sola giornata di domenica 4 Ottobre Euro 60,00. Il ritiro è consigliato per tutti i livelli di pratica yoga, principianti compresi.

VINYASA YOGA E MEDITAZIONE ZAZEN

Difficilmente cambiamo le nostre abitudini esistenziali se non siamo costretti; per questo nei dojo della tradizione giapponese c’è tanta accuratezza per ogni dettaglio. L’insegnamento del Dharma, che può essere anche tradotto come esecuzione del giusto, oltre che legge cosmica, è durissimo per i novizi, e non ammette errori.

La prima cosa che noto quando un allievo è al primo giorno è che spesso ha il diaframma bloccato, semplicemente non sa nemmeno che esiste; allora faccio del tutto per spingerlo ad espirare sino in fondo, e, tramite alcuni esercizi dedicati, lo porto a capire la connessione tra questo, il respiro e l’allungamento degli arti inferiori.

Ho cominciato Zazen un bel po’ di anni fa, prima era solamente vinyasa yoga la mia pratica; girando in cerca di un libro sono rimasto colpito dalla sua copertina azzurra, toccandolo ho avuto subito la sensazione che custodiva per me qualcosa di importante. Si trattava de “La pratica dello zen” di K. Sekida.
Tutte le estati, allora, terminati gli esami all’università, le passavo a Parigi, e lì avevo avuto il primo vero incontro Zen, con il mio amico e Maestro d’allora Atsushi Kubo; ma ero ancora troppo giovane e pieno di conflitti per capire a fondo il valore delle nostre conversazioni, anche se hanno lasciato un segno permanente nel mio cuore.

Fui letteralmente travolto dalla esecuzione dello Zazen, che divenne per me quotidiano grazie proprio alle preziose ed accurate indicazioni sull’uso consapevole del diaframma di quel magico testo.

In fondo nulla è un caso, proprio perché ci troviamo a viverlo, ed anche se allora avevo tante illusioni entrai nel samadhi positivo dopo pochi mesi. Era semplicemente il piacere la molla che mi spingeva alla costanza nel praticare.

Anche con il Vinyasa sono sempre andato sino in fondo, e la mie mente ancora giovane a volte sembrava librarsi oltre i limiti dell’ego per fondersi con un paesaggio, o conquistare tramite le esperienze che facevo una nuova porzione di assoluto relativo.

Probabile che alcuni di noi nascano con un codice programmato, una smania di esistere che raramente si placa, nel desiderio costante di andare oltre; forse sono le stesse frustrazioni, le insoddisfazioni ed i bisogni negati ad alimentare quel tipo di spinta.

Un’altra cosa che mi distingue è il rifiuto di sottomettermi a qualsiasi tipo d’insegnamento. Sarà per questo che sono diventato insegnante?
Non per scelta ma non sono mai riuscito a fare diversamente di trovare una soluzione personale alle cose che mi appassionano.

Eccetto qualche eccezione, a volte ho costatato poca consapevolezza o magari arroganza in chi insegna yoga. Lo scrivo senza alcun giudizio, perché è evidente.
Di solito, in questi casi, c’è il desiderio di apparire, che domina, oppure è la completa mancanza di una vera base culturale ed emotiva per comprendere le vere radici di questa pratica.
Bisogna avere una buona conoscenza della filosofia per comprendere i testi tradizionali, sopratutto avere la spinta, non solo intellettuale, di conoscere se stessi sino in fondo, di mettersi a nudo, accettare le contraddizioni dello stare al mondo piuttosto che cercare soluzioni o un corpo sano ed attraente.

Negli anni, vivendo in un paesino sperduto dell’Appennino, a volte ho rimpianto la mancanza di quegli stimoli mentali adeguati che cercavo in città, ma il vero motivo che mi ha sospinto verso la natura selvaggia è la struggente bellezza che trovo in questa regione.
Secondo me c’è un errore di base nel vivere in un ambiente così poco vitale dal punto di vista energetico, l’essere fatica assai per trovare unità ed equilibrio con se stesso, per quanto buone siano le sue intenzioni.

Propongo una pratica che si rifà all’insegnamento delle radici, nell’intento di coinvolgere persone che cercano e vogliono inoltrarsi nella Via.
A volte ci vuole coraggio.
Tuttavia solo se smettiamo di fuggire dal nostro vero Sé possiamo diventare forti, stabili, consapevoli, capaci di amare avendo sempre fiducia in quello che ci aspetta.

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