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Prezzo: fisso 210€
Data inizio: 04/01/2020
Data fine: 06/01/2020
Orari: Sabato 10.30 Lunedì 18.30
Indirizzo: B & B Il Palazzo
Città: Frazione Montagna, San Sepolcro
Provincia: Arezzo
Nazione: Italia
Regione: Toscana
Stili: Vinyasa Flow yoga

Contatti

Riferimento: Ariele
Telefono: mostra numero
Insegnanti: Ariele Pittalà
Strutture: B&B Il Plaazzo

Tre giorni di pratica Yoga davvero intensiva in un contesto naturale da sogno.
Ci sarà occasione di risalire i crinali dell’Alpe Della Luna all’interno di maestose foreste costellate di ruscelli limpidissimi, dove verrà svolta la pratica meditativa.
Visiteremo gli antichi borghi storici di San Sepolcro e Monterchi per ammirare due memorabili capolavori dell’arte del Rinascimento realizzati da Piero Della Francesca.
Il programma comprende 5 lezioni di Vinyasa Yoga della durata di un’ora e trenta circa, 3 Meditazioni Zazen in natura, 2 pernotti in camere doppia con bagno, 2 trekking della durata di 2 ore circa; i pasti e le cene verranno preparate da noi in parte e in parte consumate un un’osteria nei pressi dell’antico abitato.
Per info 3487833712

VINYASA YOGA E MEDITAZIONE ZAZEN
Difficilmente cambiamo le nostre abitudini esistenziali se non siamo costretti; per questo nei dojo della tradizione giapponese c’è tanta accuratezza per ogni dettaglio. L’insegnamento del Dharma, che può essere anche tradotto come esecuzione del giusto, oltre che legge cosmica, è durissimo per i novizi, e non ammette errori.

La prima cosa che noto quando un allievo è al primo giorno è che spesso ha il diaframma bloccato, semplicemente non sa nemmeno che esiste; allora faccio del tutto per spingerlo ad espirare sino in fondo, e, tramite alcuni esercizi dedicati, lo porto a capire la connessione tra questo, il respiro e l’allungamento degli arti inferiori.

Ho cominciato Zazen un bel po’ di anni fa, prima era solamente vinyasa yoga la mia pratica; girando in cerca di un libro sono rimasto colpito dalla sua copertina azzurra, toccandolo ho avuto subito la sensazione che custodiva per me qualcosa di importante. Si trattava de “La pratica dello zen” di K. Sekida.
Tutte le estati, allora, terminati gli esami all’università, le passavo a Parigi, e lì avevo avuto il primo vero incontro Zen, con il mio amico e Maestro d’allora Atsushi Kubo; ma ero ancora troppo giovane e pieno di conflitti per capire a fondo il valore delle nostre conversazioni, anche se hanno lasciato un segno permanente nel mio cuore.

Fui letteralmente travolto dalla esecuzione dello Zazen, che divenne per me quotidiano grazie proprio alle preziose ed accurate indicazioni sull’uso consapevole del diaframma di quel magico testo.

In fondo nulla è un caso, proprio perché ci troviamo a viverlo, ed anche se allora avevo tante illusioni entrai nel samadhi positivo dopo pochi mesi. Era semplicemente il piacere la molla che mi spingeva alla costanza nel praticare.

Anche con il Vinyasa sono sempre andato sino in fondo, e la mie mente ancora giovane a volte sembrava librarsi oltre i limiti dell’ego per fondersi con un paesaggio, o conquistare tramite le esperienze che facevo una nuova porzione di assoluto relativo.

Probabile che alcuni di noi nascano con un codice programmato, una smania di esistere che raramente si placa, nel desiderio costante di andare oltre; forse sono le stesse frustrazioni, le insoddisfazioni ed i bisogni negati ad alimentare quel tipo di spinta.

Un’altra cosa che mi distingue è il rifiuto di sottomettermi a qualsiasi tipo d’insegnamento. Sarà per questo che sono diventato insegnante?
Non per scelta ma non sono mai riuscito a fare diversamente di trovare una soluzione personale alle cose che mi appassionano.

Eccetto qualche eccezione, a volte ho costatato poca consapevolezza o magari arroganza in chi insegna yoga. Lo scrivo senza alcun giudizio, perché è evidente.
Di solito, in questi casi, c’è il desiderio di apparire, che domina, oppure è la completa mancanza di una vera base culturale ed emotiva per comprendere le vere radici di questa pratica.
Bisogna avere una buona conoscenza della filosofia per comprendere i testi tradizionali, sopratutto avere la spinta, non solo intellettuale, di conoscere se stessi sino in fondo, di mettersi a nudo, accettare le contraddizioni dello stare al mondo piuttosto che cercare soluzioni o un corpo sano ed attraente.

Negli anni, vivendo in un paesino sperduto dell’Appennino, a volte ho rimpianto la mancanza di quegli stimoli mentali adeguati che cercavo in città, ma il vero motivo che mi ha sospinto verso la natura selvaggia è la struggente bellezza che trovo in questa regione.
Secondo me c’è un errore di base nel vivere in un ambiente così poco vitale dal punto di vista energetico, l’essere fatica assai per trovare unità ed equilibrio con se stesso, per quanto buone siano le sue intenzioni.

Propongo una pratica che si rifà all’insegnamento delle radici, nell’intento di coinvolgere persone che cercano e vogliono inoltrarsi nella Via.
A volte ci vuole coraggio.
Tuttavia solo se smettiamo di fuggire dal nostro vero Sé possiamo diventare forti, stabili, consapevoli, capaci di amare avendo sempre fiducia in quello che ci aspetta.

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