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Prezzo: fisso 12.00€
Data inizio: 10/11/2020
Data fine: 08/01/2021
Orari: Ogni martedì e venerdì 18.30/20.00
Stili: Meditazione, Vinyasa Flow yoga

Contatti

Riferimento: Ariele
Telefono: mostra numero
Insegnanti: Ariele Pittalà
Strutture: Kensho Yoga A.s.d.

In questo difficile quadro epocale penso che sia più che mai necessario impiegare strumenti di sostegno psichico, fisico e spirituale che divengano fondamenti dell’essere in evoluzione.
Gli incontri si aprono con mezz’ora di introduzione e pratica alla Meditazione Zazen (secondo gli orientamenti della tradizione Soto) /uso consapevole del Tanden (respirazione diaframmatica) /postura ed atteggiamento mentale.
Proseguono con la pratica di un’ora circa di Yoga Vinyasa flow sul tappeto, sequenze specifiche per rinforzare ed allungare la colonna vertebrale tramite il focus su Uddiyana Bandha.
In chiusura è previsto un breve colloquio in forma di dialogo aperto che, prendendo spunto dalla tradizione di queste discipline orientali, vuole offrire approfondimenti validi ed utili a tutti.

Un articolo per il giornale dello Yoga

Le Conseguenze immediate del Samadhi
Nel mondo contemporaneo sta crescendo sempre più l’esigenza di trovare strumenti di conoscenza e stili di vita che conducano ad una maggiore consapevolezza dell’essere.
Ecco perché questo proliferare e contaminarsi di filosofie, credi spirituali, pratiche fisiche e meditative. Sembra che tutto conduca, o voglia condurre, ad una sintesi, ad un nuovo modo di far esperienza diretta della realtà, e di condividerla.
Tuttavia, l’uomo, abita ancora un pianeta dove vige la legge del conflitto tra risorse ed individui in continua competizione. Anche se qualsiasi società organizzata si basa pur sempre sulla tendenza verso un certo equilibrio tra parti.
La prova più evidente è la distruzione, a quanto pare irreversibile, degli habitat incontaminati del pianeta e le conseguenze catastrofiche per le biodiversità.
Anche sul piano della sofferenza individuale non sembra che le cose migliorino…
Si continua a subire la condizione esistenziale in cui ci vediamo gettati sin dalla nascita e che ci vede immersi e strutturati nell’identica dinamica della non scelta.
Manca l’autentica solidarietà tra individui, si ha una scarsa comprensione d’esser parte di un sistema in movimento armonico e bilanciato, in cui è vitale l’interazione tra soggetti, caratteristiche, qualità specifiche.
Però nessun individuo può essere felice, così ripiegato su se stesso, ed è concreta la possibilità nell’ecosistema di maturare, di evolversi rinnovando energie sostenibili, distribuendo e scambiando tecnologie, materie prime equamente per tutti.
Se solo amassimo veramente la natura…

Samadhi può essere anche tradotto come concentrazione, e può anche significare risvegliarsi alla verità cosmica.
Durante la pratica meditativa, se questa è ben consolidata nel tempo ed il soggetto è privo di qualsiasi scopo o intenzione, egli sperimenta la realtà ultima: la stessa del Buddha storico.
Al di là del tempo e dello spazio, del rapporto di causa ed effetto.
Esiste un’unica realtà, il momento presente: è questa l’illuminazione, o Nirvana. Liberi dal passato, dalle ansie ed illusorie aspettative nel futuro.

L’occidente sviluppato ha edificato la sua cultura, il sapere scientifico, la filosofia, ed i vari comportamenti derivanti, sul credo delle distinzioni, sulla frammentazione del soggetto e dello spazio/temporale dell’esperienza.
Una tendenza questa che ora è riuscita ad esportare persino in oriente…
Bisogna vivere in fretta, produrre innanzitutto, per garantirsi il domani, senza valutare le conseguenze.
Tuttavia tutte le società economicamente in sviluppo basano ancora il proprio successo sullo sfruttamento della manodopera e della forza lavoro.
Ancora differenze…

Tutto questo crolla di fronte all’evidenza luminosa del Samadhi. E’ il vero cuore dell’uomo unito e centrato che si manifesta; una rivoluzione nel modo di sperimentare la vita, e per conseguenza di rapportarci al mondo. Da quel momento in poi non siamo più scissi dalle nostre azioni, il nostro agire è incondizionato…

Il mio invito, come insegnante e praticante di Yoga e Meditazione Zazen, e di farsi coinvolgere da queste attività radicalmente ma senza aspettative, rispettando esigenze e caratteristiche proprie ad ognuno, e soprattutto -errore largamente diffuso- di evitare ogni intellettualismo: non si può sperimentare con la ragione ciò che è assoluto, che supera lo stesso ego, l’esistenza stessa.

Anche porre l’accento sulle qualità atletiche di alcuni stili di yoga può essere fuorviante. Nell’allievo ci dovrà essere un impegno totale ma nel rispetto del proprio corpo e sensibilità; il limite confina con l’arresto dell’attività della coscienza. Questa chiaramente varia rispetto a forza, agilità, energia individuale.
Dunque lo scopo delle asana è quello vincere una certa resistenza intrinseca…
Chi insegna dev’essere capace di coglierla sino fondo. Da quel momento in poi potrà impostare gli esercizi, che condurranno successivamente ad un vero abbandono.
Allora in quel silenzio fecondo un senso straripante ci coglierà di sorpresa, ci scopriremo nudi, abbastanza inerti di fronte alla bellezza travolgente del creato.
Ariele Pittalà

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