Abhyanga

L’Ayurveda è un’antichissima filosofia indiana, un vero e proprio stile di vita da seguire per raggiungere il benessere psico fisico e l’armonia di mente e corpo. In Occidente è considerata più per le sue caratteristiche mediche, tant’è che è considerata una delle medicine naturali più potenti ed efficaci, che per le sue potenzialità spirituali. Vediamo insieme su quali principi si fonda e, soprattutto, come funziona l’ayurveda per ritrovare l’equilibrio tra le energie vitali che ci compongono e vivere meglio.

Come funziona l’ayurveda: i principi base

Lo scopo principale dell’ayurveda è quello di consentire il raggiungimento, e il mantenimento, di uno stato di salute ottimale, in modo da essere in grado di perseguire i propri obiettivi.

Per fare ciò è necessario seguire i quattro principi dinamici considerati fondamentali e interconnessi fra di loro:

  1. Dharma: il complesso di regole pratiche e morali che ci permettono di agire con correttezza nei confronti di noi stessi e degli altri;
  2. Artha: la capacità di procurarsi i mezzi di sostentamento necessari per vivere con serenità e perseguire il Dharma;
  3. Kharma: l’atteggiamento che permette di soddisfare i propri bisogni e procurarsi il piacere, nei limiti della correttezza richiamata dal Dharma;
  4. Moksha: la rivelazione spirituale attraverso la realizzazione di sé stessi e l’espressione della propria libertà.

Secondo l’ayurveda i quattro principi possono essere raggiunti e mantenuti solo se i dosha, ossia i tre umori corporei di cui tutti siamo composti, coesistono in armonia. Se questi sono in equilibrio si raggiunge infatti lo stato di salute, mentre se vi sono dei disallineamenti subentrano malattie sia fisiche che emotive.

Come funziona l’ayurveda? Attraverso la pratica dello yoga, la meditazione, i massaggi ayurvedici e una sana alimentazione si possono bilanciare i dosha. Tutti noi siamo composti da tutte e tre le energie vitali ma spesso le influenze esterne,  come lo stress, una cattiva alimentazione o uno stato di ansia protratto, fanno sì che uno dei dosha abbia il sopravvento sugli altri e si inneschino i disequilibri energetici che procurano le malattie.

Come funziona l’ayurveda: dosha, prakriti e vikriti

La corretta pratica ayurvedica consente di raggiungere il proprio personale prakriti, ossia lo stato di massimo equilibrio individuale che permette di mantenere uno stato di salute ottimale.

I tre dosha sono:

  • Vata: etere e aria. Governa il sistema nervoso ed è collegato al piano spirituale ed energetico.
  • Pitta: fuoco e aria. Governa tutti processi di digestione e trasformazione, il sistema endocrino e il metabolismo.
  • Kapha: acqua e terra. Governa il sistema linfatico e quello immunitario.

Quando esistono squilibri tra i Dosha si entra in uno stato di vikriti; così come il prakriti rappresenta ciò che è naturale e giusto per un determinato soggetto, il vikriti è l’insieme di ciò che non lo è e che lo allontana dallo stato di equilibro; cibo sbagliato, trascuratezza, troppi alcolici, emozioni negative, troppo stress sono, ad esempio, tutti elementi che vanno a rendere più forte, e pericoloso, il vikriti.

Il medico ayurvedico, una volta stabilito il prakriti del paziente, attraverso la somministrazione di un questionario, e individuati i dosha non in equilibrio, grazie all’analisi dei sintomi e alla diagnosi del polso, opera con l’obiettivo di ripristinare lo stato di equilibrio.

Come funziona l’ayurveda: strumenti e cure

La medicina ayurvedica ha un approccio olistico nei confronti della malattia; non si preoccupa quindi di curare il sintomo ma ha l’obiettivo di spingere “il malato” verso una maggior consapevolezza di sé e delle responsabilità che devono essere assunte per poter guarire. Gli strumenti e i mezzi utilizzati sono: un corretto uso delle erbe e dei minerali, i massaggi con oli essenziali, la meditazione, la cromoterapia, l’aromaterapia, lo yoga e, soprattutto. la giusta alimentazione.

Per capire come funziona l’ayurveda vediamo quali sono i cibi più indicati per le diverse costituzioni corporee.

Vata: “ciò che si muove”

Il dosha Vata si trova poco al di sotto dell’ombelico, all’altezza del colon. Le persone Vata sono creative, nervose, di corporatura piccola e carnagione olivastra, irrequieti, incostanti e freddolosi. Vata è secco, freddo e leggero e quando non è in equilibrio si possono manifestare disturbi a livello psicologico e psichico, problemi di digestione, insonnia, irrigidimento delle articolazioni.

Il tipo Vata ha bisogno di energie, di cibi caldi, nutrienti e anche calorici. Da evitare, invece, gli alimenti amari o troppo piccanti; vietato anche fare digiuni o mangiare con distrazione.

Alimentazione Vata:

  • cereali: sì a quinoa, grano, riso e avena;
  • legumi: esclusivamente fagioli neri, lenticchie rosse e piselli;
  • vegetali: sì a zucca, carote, zucchine, rape, ravanelli, cetrioli, asparagi e carciofi; no a cipolla, peperoni, cavoli e melanzane;
  • frutta: quasi tutta, purché dolce; si sconsigliano le mele aspre e il melograno;
  • carne: sì a quella bianca, ni a quella rossa;
  • uova, pesce, crostacei: sì;
  • latticini e derivati: sì;
  • spezie: tutte; limitare l’uso di quelle troppo piccanti;
  • frutta secca e semi oleosi: sì, con moderazione.

Pitta: “ciò che produce calore”

Si trova fra il cuore e l’ombelico. Le persone Pitta sono focose, impulsive, anche se sopportano poco il caldo, intelligenti, molto sicure di sé e passionali. I disturbi tipici del dosha sono legati al tratto digerente, come ulcere e gastriti, alla milza e la fegato o si manifestano con infiammazioni generalizzate.

Per loro vietati gli alimenti piccanti e acidi, le sostanze oleose, la carne e gli alcolici. Consigliate, invece, tisane depuranti e disintossicanti.

Alimentazione Pitta:

  • cereali: sì a miglio, grano, riso bianco e avena; no a granoturco e riso integrale;
  • legumi: limitare l’uso di lenticchie e fagioli;
  • vegetali: sì a cavoli, cetrioli, sedano, spinaci, cetrioli, asparagi e carciofi; no a patate, melanzane e pomodori;
  • frutta: tutta quella dolce; si sconsiglia quella più aspra, come gli agrumi, il mango e la papaia;
  • carne: sì a quella bianca, no a quella rossa;
  • uova, pesce, crostacei: sì;
  • latticini e derivati: sì, purché freschi;
  • spezie: tutte; limitare l’uso di quelle troppo piccanti, come il tabasco o il peperoncino;
  • frutta secca e semi oleosi: da evitare.

Kapha: “ciò che  unisce”

Il dosha ha sede nella parte più alta del corpo, al di sopra del cuore. I tipi Kapha sono calmi, piacevoli, pazienti, equilibrati; amano dormire, si muovono lentamente, sono soggetti alla ritenzione idrica, caratteristica che li rende un po’ gonfi. Quando non è in equilibrio può causare squilibri glicemici, sovrappeso pericoloso e pigrizia cronica.

Per le persone che hanno una predominanza di Kapha sono banditi i cibi dolci, gli zuccheri e i grassi. Via libera, invece, ai cibi piccanti e ricchi di fibre.

Alimentazione Kapha:

  • cereali: sì a miglio, orzo, granoturco e avena; no a frumento e riso;
  • legumi: tutti; limitare la soia e i suoi derivati;
  • vegetali: tutte ad esclusione di patate, cetrioli, pomodori, zucchine e zucca;
  • frutta:evitare quella più dolce; preferibile il consumo di frutta come mele, agrumi e melograno;
  • carne: solo quella bianca;
  • uova, pesce, crostacei: con moderazione;
  • latticini e derivati: con moderazione;
  • spezie: tutte; comprese quelle più piccanti;
  • frutta secca e semi oleosi: con molta moderazione.
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Fiamma Larosa

Scrittrice, pubblicista, web writer e, più in generale, domatrice di parole. Curiosa. E questo è il motivo principale per cui scrivo. Appassionata di astrologia karmica, di psicologia e di discipline olistiche. Cosa amo? I miei figli, la Natura, il mio cane, i miei gatti, l'alba, il mare, viaggiare, studiare, leggere. Mi potete contattare all'indirizzo mail larosafiamma@gmail.com.