Quando_Non_Fare_Yoga

Lo yoga fa bene al corpo e allo spirito; rende infatti il nostro fisico armonico e flessibile, guarisce i dolori articolari e corregge i difetti di postura e ci dà anche, e soprattutto, la possibilità di entrare in contatto profondo con noi stessi. La pratica yogica, insomma, ci permette di raggiungere un benessere psicofisico invidiabile e, nel migliore dei casi,  anche l’illuminazione spirituale..
Eppure anche lo yoga ha degli effetti collaterali, in modo particolare quando non viene praticato in modo corretto. Scopriamo dunque insieme quando è meglio non fare yoga e, soprattutto, perché conviene non farlo in determinate circostanze.

Quando non fare yoga: gli insegnanti improvvisati

Lo yoga ha una storia millenaria alle sue spalle e nonostante ciò riesce ad essere una disciplina sempre attuale, in grado di attrarre costantemente curiosi e appassionati cultori.
In un certo senso questo è uno dei problemi.

Negli ultimi anni, infatti, sono diventati sempre più numerosi i praticanti; si parla di 200 milioni in tutto il mondo, di cui quasi 2 milioni in Italia. Se vi sembra poco, vi sbagliate, perché dovete considerare che fino a 5 anni fa i praticanti erano solo 1 milione; la crescita è quindi di tipo esponenziale, e non accenna a fermarsi.

Che male c’è? Nessuno, se non fosse che il fenomeno ha portato al fiorire di molte scuole, corsi e eventi legati alla pratica yogica; purtroppo, però, non sempre gli insegnanti si rivelano all’altezza.

Diventare insegnante di yoga non è infatti così semplice e ci vogliono anni e anni di esperienza per poter tramandare ad altri ciò che si è imparato.

Insegnare è una responsabilità di un certo peso; si deve infatti non solo saper spiegare come si eseguono le posizioni, ma bisogna anche saper guidare l’allievo nel percorso che intraprende e che, se tutto va bene, lo porterà alla scoperta dei suoi stessi limiti. Ci vuole rispetto, capacità empatica e anche un po’ di umiltà.

Il consiglio è dunque quello di rivolgersi a insegnanti competenti, equilibrati, concreti, che sappiano dimostrare di aver acquisito flessibilità non solo a livello fisico, ma anche mentale.

Ascoltare il corpo

Altro errore che spesso fanno i principianti, e non solo, è quello di praticare yoga come fosse una performance fisica. Quasi sempre quando si comincia si entra in classi composte da yogi con esperienze diverse; alcuni di questi sanno eseguire asana in modo perfetto, cosa che spesso getta il principiante nello sconforto. La reazione è spesso quella di forzare il proprio fisico, con il rischio di compiere movimenti bruschi e dannosi.

Quando non fare yoga, quindi? Quando non si ha la pazienza di ascoltare il proprio corpo e la voglia di andare incontro alle proprie paure. Solo la consapevolezza di avere dei limiti ci permette di poterli superare.

Quando non fare yoga: infiammazioni, lesioni e dolori

Abbiamo più volte affermato che lo yoga può essere utilizzato anche come terapia coadiuvante quella riabilitativa, nei casi di infortunio o incidente, o come strumento per lenire i dolori causati da posture scorrette. E lo confermiamo.

È, però, importante sottolineare che è assolutamente obbligatorio rivolgersi a insegnanti ben formati; gli asana classici fanno lavorare tutte le fasce muscolari in modo armonico, ma è fondamentale che un professionista valuti con attenzione quali posizioni sono le più indicate, a seconda della patologia che si vuole curare.

Evitate, dunque, il fai da te perché potreste causare danni anche importanti.

Yoga, attacchi di panico e depressione

Affrontiamo ora un argomento delicato, ossia la relazione tra yoga, attacchi di panico e depressione, non sempre consigliata.

Sia gli attacchi di panico che la depressione sono problemi connessi alla sfera emotiva; entrambi sono causati da un’incapacità di controllare le proprie emozioni “negative”, quali la paura e la rabbia. Il soggetto che ne soffre tende a contenerle e a negarle, in quanto ha timore di venirne sopraffatto se le esprime. Eppure anche le emozioni sono materia, seppur più sottile, e se le ignoriamo, o cerchiamo di domarle con la volontà, rispuntano fuori in modo dirompente e autodistruttivo.

La meditazione, che poi è il fine più alto dello yoga, ha i suoi effetti collaterali; può essere quindi controindicata per soggetti emotivamente ipercontrollati. Secondo studi recenti, infatti, la meditazione profonda può causare un senso di vuoto e di smarrimento, può amplificare la paura e il senso di inadeguatezza e può spingere il soggetto che la pratica ad estraniarsi in modo eccessivo dalla realtà. Tutti rischi che chi non riesce a far fluire liberamente le sue emozioni può assumersi con la dovuta cautela.

Anche i questo caso il consiglio è quello di rivolgersi a professionisti qualificati e che abbaino anche un’adeguata formazione psicologica. Lo yoga, infatti, può essere molto utile per gestire l’ansia e per rilassarsi, ma va fatto con criterio.

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